a cura del Dott. Francesco Pelizza

Il presupposto di questo articolo nasce dall’osservazione di una pratica che molti sportivi attuano e della quale francamente non comprendo a fondo il perché, né l’utilità: lo svuotamento quasi massivo delle proprie riserve di glicogeno, per ricaricarle successivamente alla ricerca di una migliore forma fisica.

A questo proposito ho sentito spesso parlare anche di stili alimentari strutturati appositamente allo scopo di ridurre le riserve di glicogeno.

Ciò che mi mette sul “chi va là” è la domanda ricorrente che mi pongo sempre in casi come questo: “Ma è davvero così semplice riuscirci?”

È sufficiente un digiuno modificato, intermittente, di 36 ore, o addirittura l’assenza di carboidrati per 72 ore di fila per ottenere questo svuotamento?

E tutto ciò migliora realisticamente e concretamente le qualità muscolari estetiche della persona?

L’interrogativo più pressante diventa a questo punto come possa il nostro organismo gestire al meglio l’assenza dei carboidrati e/o una sessione di esercizio tanto intensa da ridurre al minimo le riserve di glicogeno senza “mangiarsi addosso”…

Per quanto si possa ben sperare, le dinamiche del metabolismo cellulare umano non sono affatto semplici e lineari; una nozione fondamentale, che il nostro organismo conosce da sempre, è che tutto costa energia: non è concesso vivere senza spendere e senza “moneta” non si va da nessuna parte!

Il costo energetico dell’allenamento e delle altre nostre decine di attività quotidiane è elevatissimo e, che ci piaccia o meno, il nostro organismo può fare i propri conti energetici solamente con tre fonti: Proteine, Carboidrati e Acidi Grassi. Queste ultime due sono fonti di energia “pulita” ed efficiente: le proteine, al contrario, producono sostanze di scarto tossiche e danno basse o bassissime rese energetiche.

Là dove mancherà il glucosio, il corpo riceverà energia in altro modo: dagli acidi grassi, dal glicogeno e dalla proteine.

Dov’è la novità?

La riduzione del glicogeno è un fenomeno tenuto sotto controllo dalle cellule dei nostri tessuti e nelle cellule muscolari è stato scoperto come, verificando alcune dinamiche di carenza energetica non troppo estreme, le cellule stesse subiscano una progressiva perdita di glicogeno stoccato; raggiunta una soglia critica, però, la deplezione subisce una forte inversione di tendenza.

Andando oltre la tolleranza metabolica del tessuto muscolare le cellule iniziano infatti a “mangiare” aminoacidi per produrre glucosio e ricaricarne le scorte, sfruttando gli aminoacidi gluconeogenici derivanti dalle proteine degradate e ripristinando le scorte di glicogeno all’incirca del 50% rispetto alla condizione inziale.

Essendone proibita la demolizione, il glicogeno viene tagliato fuori dalle risorse energetiche disponibili della cellula: a questo punto quale fonte rimane?

Gli acidi grassi; il loro metabolismo è però abbastanza standardizzato e non potrà quindi “impennarsi” più di tanto, per cui al verificarsi di una buona deplezione di glucosio a “tenere compagnia” agli acidi grassi saranno inevitabilmente le proteine.

Un enzima di recente scoperta di nome Esochinasi2 concerta questo evento e qualora aveste pensato di seguire un programmino ideale per “scaricare e ricaricare” il glicogeno, la realtà della fisiologia umana vi insegna che questo non è possibile!

Sarà il glicogeno a deprivarvi di proteine per rigenerarsi: non solo non vi sarete svuotati di glicogeno, ma vi sarete “mangiati addosso” molte delle vostre preziose fibre muscolari, guadagnate con grande fatica!

Bisogna perciò tenere bene a mente questa cosa: non si può fare a meno del glucosio!

 

Vi ricordiamo che il Dott. Francesco Pelizza sarà tra i docenti di “Building a Strength Trainer” – 5° Corso Base FIPL per Istruttori di Powerlifting insieme a: Gianluca Pisano, Antonio Contenta, Amerigo Brunetti, Andrea Magnaghi e Alessio Ferlito.

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BIBLIOGRAFIA

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