a cura del Dott. Francesco Pelizza

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…”: nella metà degli ottanta le radio nazionali trasmetteva a ritmo continuo questo ormai leggendario testo della canzone italiana.

Allo stesso modo, sul finire della “bella stagione”, tornato immancabili sempre gli stessi “tormentoni” ad animare le conversazioni degli italiani, insieme alle pubblicità televisive delle collezioni più disparate ed improbabili.

Uno tra gli argomenti più dibattuti riguarda il perché esistano tanti e diversi stili alimentari, sempre “nuovi” ed “innovativi”, che seguano obbligatoriamente la moda del momento per creare gradimento e proseliti.

La risposta che mi sono dato è che i parametri di valutazione verso uno stile alimentare sono tendenzialmente i più sbagliati possibile.

Infatti spesso i motivi per seguire una determinata alimentazione sono del tutto futili: dimagrire per l’estate (o in occasione di un evento specifico, come una cerimonia nuziale di un parente o di un amico); diminuire il giro vita, vedere gli aghi della bilancia che segnino numeri sempre più piccoli, sentirsi in “obbligo” di vestire una determinata taglia di abbigliamento. Senza tralasciare ovviamente chi persegue un fine puramente “estetico”.

Con estrema frequenza ci si dimentica però del vero senso dell’alimentazione: la propria FUNZIONE!

Ci nutriamo per vivere: per svolgere “lavoro” e azioni complesse che portano nella nostra vita determinati benefici, per consentire alla straordinaria macchina biologica che siamo di essere in grado di compiere le più disparate funzioni.

Quando un organismo funziona bene la salute e la forma fisica sono al meglio: ognuno di noi possiede la propria morfologia, chi con una omeostasi a 60 Kg e chi a 100 Kg; il fattore discriminante resta sempre la funzione.

In età fertile (16-22 anni) è facilissimo vedere un gran numero di giovani uomini e donne, dagli agonisti più spinti ai sedentari più accaniti, esteticamente belli e/o in forma, o ad ogni modo con forme fisiche decisamente toniche e piene di forza. La comune deduzione è: “Certamente: sono giovani!” e la giovinezza, a disparità di stili di vita, è una condizione nella quale ogni organismo gode di ottima salute!

Con l’accrescimento ed il trascorrere degli anni l’organismo inizia ad essere “preda” dell’ambiente esterno e la mancanza di attività fisica, complice un metabolismo cellulare meno attivo e rigenerativo, apre la strada ad un lento decadimento corporeo: nonostante ciò, il cruccio comune più di diffuso è l’importanza di essere in forma “quando serva”.

Il punto della questione è questo: si parte “a caccia” dell’alimentazione che in meno tempo ci riporti ad una condizione fisica degli anni trascorsi o, peggio, ad una “nuova” forma fisica che segua i dettami del nostro specchio, a misura di metro e di Kg sulla bilancia; come si raggiunga questo risultato poco importa: anche a scapito dello stato di salute generale del nostro copro, che uno stile alimentare corretto dovrebbe preservare e non distruggere.

A questo punto ogni piano alimentare funziona perché sconvolge le nostre “disabitudini” alimentari, portando comunque ad un cambiamento, che spesso confondiamo o ci obblighiamo a vedere come positivo. La logica sembra sparire: tutto concorre a ”fare brodo” e tende in qualche modo “funzionare”.

Si teme di mangiare pane e pasta, per poi finire con stuzzicare l’appetito con ogni sorta di junk food; il vero “Sacro Graal” di ogni regime alimentare è la riduzione dei “vizi alimentari”: eliminare il cibo spazzatura è il primo ma più importante passo verso il miglioramento, ciò che ha maggiori effetti realmente positivi nel cambiamento.

Domanda a brucia pelo: quanto temete l’alimentazione mediterranea? E se scopriste che persino un atleta agonista può seguirla tutto l’anno con eccellenti risultati in termini di prestazione e forma fisica?

Da qui, il passo al secondo “argomento principe” delle conversazioni post vacanziere è brevissimo: e allora…

“Come calcolare le calorie totali di una giornata per uno  soggetto che pratichi attività sportiva?”

La mia risposta è: “Non le calcolo!”.

Di fatto è l’ultima cosa che prendo in considerazione e la motivazione è tanto semplice quanto banale: certamente è possibile effettuare un calcolo approssimativo in base agli alimenti introdotti, ma ci si dovrebbe fermare a questo livello di superficie.

Andare oltre, discriminare ad esempio tra 1800 Kcal e 1860 Kcal, è pura e totale follia.

Alcuni motivi:

  • mancanza di strumentazione adeguata;
  • impossibilità al controllo del quantitativo “esatto” degli alimenti introdotti con la nostra alimentazione giornaliera (siamo spesso fuori casa e seguiamo ritmi di vita sostenutissimi!);
  • la cottura e le numerose lavorazioni alimentari eseguite quotidianamente sul cibo di cui ci nutriamo ne alterano il valore e la capacità nutritiva;
  • l’ assimilazione di un alimento al 100% è quanto mai improbabile;
  • le condizioni ambientali e gli stili di vita influenzano significativamente il metabolismo basale e il fabbisogno giornaliero di calorie;
  • infine un esempio: 100 giorni vissuti facendo le stesse identiche cose agli stessi identici ritmi, non produrranno certamente un identico fabbisogno calorico.

Quindi: non potendo prevedere con esatta precisione il nostro fabbisogno calorico, perché cercare di calcolarne l’introito con tanta accuratezza?

Spessissimo si mangia troppo, come nei programmi alimentari per l’incremento della massa muscolare, o troppo poco, ad esempio nei regimi alimentari per la perdita di peso: alla fine ciò che più spesso succede è che o si tende (primo caso) ad aumentare eccessivamente il tessuto adiposo in rapporto a quello muscolare o al contrario (secondo caso) a perdere più tessuto muscolare di quello adiposo.

In ogni caso pratiche eccessivamente stressanti tenderanno a produrre sul nostro copro risultati opposti rispetto a quelli desiderati e/o attesi, con notevole dispendio di tempo, risorse e fatica.

La ben nota e spesso abusata affermazione “Mangiare per vivere, non vivere per mangiare” incarna perfettamente il concetto di corretta nutrizione: uno strumento che renda il più salubre possibile il nostro stile di vita.

L’ossessività e i “vizi” alimentari, le mode, la mancanza di buonsenso quando si parla di cibo: tutte pratiche nocive da tenere alla dovuta distanza; più importante di un calcolo forsennato “imperfetto” delle calorie è certamente avere un buon metodo per alimentarsi!

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